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Asseprim: anche la piccola impresa investe sempre più sull’influencer


26 marzo 2019 a Milano in Confcommercio in Corso Venezia
Un nuovo convegno Asseprim per guidare ad un approccio strategico ed evitare le pratiche fraudolente nella comunicazione con gli influencer

Gli investimenti pubblicitari lo scorso anno in Italia hanno superato 8.200.000 euro e il web rappresenta ormai quasi un terzo degli investimenti. Il valore di mercato degli influencer marketing viene stimato da alcuni analisti intorno al 7% del totale del digital advertising.

Secondo i dati dell’Asseprim Focus, l’Osservatorio economico sulle imprese di servizi professionali, 2 aziende su 3 sono ormai stabilmente attive sui social e sempre di più ricorrono al video come mezzo di comunicazione aziendale (+12% in 6 mesi). Tutta questa attività si riflette naturalmente sui fatturati: oltre un quinto deriva dall’attività sul proprio sito o sui social network, con un incremento del 2,1% negli ultimi 6 mesi. Questa nuova forma di comunicazione si sta guadagnando sempre di più una voce ben distinta nel budget marketing delle aziende italiane, grandi, piccole e persino start up. La recente indagine “Influencer Marketing Report 2018” dello IED di Milano, ha evidenziato che ben il 57% di PMI e un 50% di star up hanno investito negli influencer.

È questa la nuova sfida che Asseprim vuole raccogliere per aiutare le piccole e media imprese ad approcciare correttamente l’influencer marketing, organizzando un convegno che si terrà il 26 marzo a partire dalle ore 9 in Unione Confcommercio in Corso Venezia 47 a Milano.
Un’occasione di confronto e analisi con esperti di comunicazione, marketing e legali per approfondire questo fenomeno, ma soprattutto cercare di comprendere quale opportunità reale costituisce per le nostre imprese. Dalle definizioni alla mappatura delle diverse figure professionali, i ruoli che ricoprono e a quali dinamiche rispondono, come e quanto investono le aziende e, soprattutto, perché lo fanno. Senza comunque dimenticare le regole necessarie per non rischiare di incappare nelle sanzioni che, pur in un panorama non ancora normato, già esistono anche in Italia anche in materia di tutela della privacy, come spiegheranno nei loro interventi gli avvocati Paolina Testa e Marco Vincenti. Hoopygang, l’agenzia con piattaforma che raccoglie il più grande database di influencer d’Italia con oltre 8000 contatti, illustrerà diverse case history aziendali di successo e non. Stefano Guerrera, ideatore della pagina Facebook “Se i quadri potessero parlare” che oggi ha più di 1.200.000 follower, racconterà come è riuscito a costruire la sua credibilità professionale e, infine Kornelia Kwidzinska Digital Media Manager di Filmsnews, il più grande canale YouTube dedicato all’entertainment, parlerà di gestione e promozione dei contenuti video online.

“L’influencer marketing è un argomento di interesse per molte aziende, anche piccole e media imprese, che lo vivono come alternativa al metodo tradizionale di fare pubblicità, – dichiara Umberto Bellini Presidente Asseprim – Questo convegno intende analizzare e approfondire questo fenomeno che se ben applicato può diventare uno strumento di marketing e pubblicità di grande efficacia e arrivare in modo più diretto al target desiderato”.

Il convegno, moderato da Simona Lavagnini, partner Studio Legale LGV è accreditato all’ordine degli avvocati e vedrà anche la partecipazione di Silvia Pittatore – della Direzione Generale Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. La partecipazione è gratuita previa iscrizione al link : ASSEPRIM

Programma

Ore 09.00  Accredito

Ore 09.30 Introduzione ai lavori
Umberto Bellini Presidente Asseprim, Vicepresidente Confcommercio Milano

Social Influence: l’influenza che fa bene all’azienda
Riccardo Martoriello, Titolare Rima comunicazione

Case History:
“Pratiche e dinamiche di settore, cosa cercano le aziende e output del processo”
Simone Pepino: Sales Director, Hoopygang
“Autorevolezza degli Influencer e pratiche fraudolente” , domande e risposte ad un vero Influencer
Mattia Banti: Account Manager, Hoopygang
Esperienza di un Influencer
Stefano Guerrera
Influencer Marketing nel mondo del cinema
Kornelia Kwidzinska: Digital Media Manager, FilmsNow

Comunicazione e pubblicità nell’era di internet
Avv. Paolina Testa, Partner FTCC Studio Legale Associato

Influencer e GDPR
Avv. Marco Vincenti, Senior Partner SLED Studio Legale associato E&D

Intervento istituzionale
Silvia Pittatore – AGCM – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

Ore 12.30 Q&A

Modera: Simona Lavagnini, partner Studio Legale LGV

di: 20taskforceitaly

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INTERVISTA A HANNA LINDBERG


Giornalista di successo in Svezia, Hanna Lindberg ha un viso da Barbie (nel senso della perfezione) ed è al secondo romanzo. Entrambi thriller, ma senza rinunciare al glamour. Nonostante l’influenza e la stanchezza, ha incontrato un gruppo di blogger in un gelido sabato mattina milanese. Fra una spremuta e una brioche, le abbiamo fatto un bel po’ di domande (anche buffe): ecco cosa ci ha risposto.

Quando abbiamo letto il tuo libro d’esordio non sapevamo che era il primo di una serie. Tu invece lo sapevi già? O a che punto hai deciso che lo sarebbe stato? E la serialità ha influenzato la tua scrittura? 
No, all’inizio non sapevo che ci sarebbe stato un seguito, avevo solo una visione molto chiara di ciò che sarebbe stato Stcokholm confidential, sono stata travolta ed estremamente felice dell’accoglienza che ha avuto e dell’interesse che ha suscitato, questo mi ha fatto venire voglia di scrivere ancora. I personaggi stessi sembravano chiedermi di parlare ancora di loro. Ed è stato così, adesso ne sto scrivendo un altro ancora. La storia sta evolvendo…

Quando hai deciso di scrivere, ti sei posta la domanda relativamente alla possibilità di essere tradotta e quindi di rendere “comprensibile” un mondo lontano quello nordico, che è credo, molto diverso dal nostro ma anche suppongo da quello americano, per esempio? 
Sì, assolutamente. Era un aspetto molto importante per me, noi abbiamo tantissimi autori eccellenti, da Camilla Lackberg a Lars Kepler che lo hanno fatto, ognuno a modo loro, io volevo trovare un modo mio di raccontare questo universo, un modo nuovo, mostrando anche degli aspetti di Stoccolma e della Scandinavia che non erano ancora stati raccontati. Era molto importante per me non raccontare solo il lato “buio”, le foreste i laghi ghiacciati, ma anche un lato di Stoccolma più inedito e sorprendente.

In Italia in questo momento stiamo subendo una vera e propria invasione mediatica, da parte del mondo della cucina, gli chef sono delle celebrità televisive ed editoriali fin troppo invadenti. Hai scelto questo mondo perché succede lo stesso in Svezia? 
È esattamente così anche da noi, si è molto sviluppata la cultura della gastronomia e dell’alta cucina, questo ha reso possibile l’apertura di molti ristoranti e la cosa mi rende anche felice, ma credo sia una tendenza globale quella di assimilare i grandi chef a delle rockstar. Fino a non molto tempo fa quello dello chef era un lavoro molto poco gratificante: non molti soldi, lavoro durissimo e niente di glamour. Oggi invece, soprattutto a certi livelli, sono vere stelle ed è un mondo con una feroce competizione, grandissimo prestigio e molti soldi. Tutti ingredienti estremamente comodi e utili da inserire in un romanzo. A me fa proprio piacere che ci sia questa esposizione, perché l’idea io l’ho avuta qualche anno fa e sono felice che la tendenza sia ancora viva e in crescita. È un universo a se stante con regole ferree e mi piaceva l’idea di andare a scoprire delle bolle nascoste ed esplorarle.

Ci sono chef stellati in Svezia? Famosi a livello mondiale, intendo…
Sì, abbiamo degli chef molto quotati. Björn Frantzén è stato il primo ad aprire un ristorante a 3 stelle, non so se sia famoso a livello mondiale ma so che è famosissimo in Giappone. Poi c’è Stefano Catenacci, ovviamente di origini italiane, che ha cucinato la cena della cerimonia del premio Nobel, ma non ci sono cuochi come Bourdain o Cracco.

Come mai ha scelto di introdurre nel libro la questione del genocidio, del cuoco che viene dall’ Africa? Perché questo accenno a fatti politici che ricorda un po’ il tuo conterraneo illustre Henning Mankell? 
Ho voluto introdurre questo personaggio con un passato molto difficile, molto pesante ‒ non voglio spoilerare ma c’è poi un personaggio che interagisce con lui e in qualche modo sfrutta questa esperienza traumatica per dei suoi obiettivi personali. Ho voluto in realtà concentrarmi sul rapporto tra i due, sulla psicologia dei due più che sulla violenza subita. Quindi un passato così difficile mi serviva per questa indagine, volevo anche che questo personaggio avesse uno spessore, cosicché sono andata in Ruanda a fare delle ricerche, non avrei potuto scriverne altrimenti, ho raccolto di persona le testimonianze.

Qual è la situazione in Svezia per quanto riguarda l’immigrazione? 
In questo momento c’è un dibattito molto acceso, c’è una parte populista che vuole ridurre l’immigrazione e c’è invece un’altra parte che vuole aprire le frontiere, è una situazione molte pesante e tutto quello che sta accadendo in Medio Oriente e in Siria influenza molto la nostra società e credo che andrebbe affrontata diversamente da come si è fatto finora.

Ti sei inserita nel movimento del giallo scandinavo che da almeno una decina d’anni è molto forte, cosa pensi di avere portato di nuovo, il tuo contributo quale è stato? 
Credo di avere in qualche modo rinnovato il thriller e il giallo svedese rivelando aspetti della città di Stoccolma diversi da quelli tradizionali. E questo è anche il riscontro che sto avendo dai lettori, che si dicono sorpresi e apprezzano il fatto che il mio non sia il tipico romanzo giallo svedese.

Nel noir e nel giallo c’è una lunga tradizione di donne detective, da miss Marple in poi. Come inseriresti la tua protagonista in questo filone e cosa pensi che la renda particolare? 
Ci sono altri personaggi che sono detective giornaliste, ad esempio l’Annika Bengtzon protagonista dei romanzi di Liza Marklund, ma Solveig è diversa è più contemporanea della detective giornalista, usa i social media ed è una reporter estremamente coraggiosa, che ama il rischio. Si identifica totalmente con la sua professione, il che la rende molto potente come giornalista, perché non ha paura di esporsi, ma allo stesso tempo la rende anche molto vulnerabile ma non le importa, la sua professione in fondo è l’unica cosa che ha.

Stockholm Confidential era ambientato nel mondo della moda, Il gusto di uccidere nel mondo dell’alta cucina: è una scelta, un caso o ti piace l’idea di ambientare i tuoi romanzi in mondi non alla portata di tutti? 
No, non è assolutamente una coincidenza, mi affascinano questi mondi dove tutto è glamour, ma che nascondono un lato oscuro che il fruitore non vede. Ed è questo il lato che voglio raccontare, mostrare quello che non si vede ma c’è dietro le paillettes. Se questi ambienti fossero delle persone li potrei definire bipolari, o con sdoppiamento della personalità.

Tutti i tuoi personaggi, Solveig Lennie e gli altri, sono sostanzialmente molto antipatici, molto egoisti, ognuno vive per sé, tanto che Solveig perde anche l’unico amore della sua vita. Quanto c’è di tuo, della tua vita, in questi personaggi? 
per fortuna niente! Anzi ho dei colleghi molto carini e simpatici, ma sono situazioni che comunque ho visto soprattutto nel mio lavoro precedente, per esempio quando c’è stata una ristrutturazione aziendale e c’era ovviamente della tensione: ecco, lì vengono fuori i lati meno simpatici delle persone. Siccome anche se sono personaggi inventati voglio che abbiano caratteristiche reali, ho enfatizzato alcuni di questi aspetti. Addirittura Solveig è completamente mancante di autostima, di fatto fa del suo lavoro qualcosa a cui aggrapparsi con tutte le sue forze, perché è l’unica cosa che ha e questo la rende in alcune situazioni, un personaggio ego riferito.

Ho una domanda che non c’entra assolutamente col libro ma me la porto dietro da anni: è vero che in Svezia usate i licheni per avere i denti così bianchi? 
No, in realtà usiamo molto i dentisti e le tecniche di sbiancamento tradizionali, è una cosa che abbiamo mutuato dagli americani ed è molto in voga.

Ci sarà una terza avventura per Solveig? 
Assolutamente sì, la sto scrivendo, ho un titolo provvisorio che è L’incubo ti sta inseguendo, uscirà in autunno in Svezia, si svolgerà nel mondo degli influencer.

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